giovedì 1 ottobre 2009

Terremoti e tsunami portano morte e distruzione nel Sud-Est asiatico

Immaginate una quindicina di tavolette di sughero o di legno, di vario spessore, che galleggiano a stretto contatto tra loro in una bacinella d'acqua. Immaginate di scaldare l’acqua della bacinella. Le tavolette cominceranno a muoversi, trascinate dai movimenti convettivi generati nella massa d’acqua. Il movimento è relativo, in quanto le tavolette possono scontrarsi, allontanarsi o slittare una sull'altra. Trasferiamoci sulla terra.

La tavolette di sughero rappresentano la crosta terrestre (continenti e fondali oceanici), e qui si chiamano placche o zolle, (in tutto sono una quindicina), l'acqua è il mantello terrestre, uno strato di materiale vulcanico allo stato simifluido e più denso della crosta. La placche che formano la crosta terrestre hanno uno spessore medio di 30 Km e "galleggiano" sul mantello sottostante, più denso, cosi come le tavolette di legno galleggiano sull'acqua. Il mantello, coi suoi moti convettivi, trascina nel suo movimento le zolle soprastanti causandone l'allontanamento, lo scontro o lo slittamento.

La crosta terrestre è rigida e non può assorbire plasticamente gli sforzi localizzati lungo i margini delle zolle. O meglio, esiste una componente elastica che permette alle rocce di deformarsi e piegarsi … fino a un certo punto. Superato il limite di rottura, esse si spezzano, allo stesso modo con cui si spezza un ramo se tentiamo di piegarlo oltre un certo limite. La rottura avviene di solito lungo fratture preesistenti, chiamate faglie, e provoca il rilascio dell’energia elastica accumulata anche per molti secoli. Si genera in questo modo il terremoto, col suo susseguirsi di onde sismiche, che si irradiano in tutte le direzioni, raggiungendo anche la superficie terrestre. Il punto sotterraneo da cui si originano le onde sismiche si chiama ipocentro, mentre l’epicentro è il punto sulla superficie situato sulla verticale dell’ipocentro. Se le scosse sono molto violente, possono provocare il crollo di manufatti (ponti ed edifici), e causare frane e spaccature nel suolo. La zona Indonesiana si trova al margine di due grandi zolle attive, in collisione una con l'altra. Così si spiega l'origine dei violenti terremoti molto frequenti in quelle regioni.

Se l'ipocentro di un terremoto si trova sul fondo dell'oceano, lo slittamento improvviso di due blocchi lungo una frattura può mettere in movimento imponenti masse d'acqua che, a velocità elevata, e con onde che possono raggiungere i 30m di altezza, sono in grado arrivare su coste e spiagge lontane anche migliaia di chilometri, portando morte e devastazione. E' questa l’origine del maremoto o tsunami.

Le onde dello tsunami del 26 dicembre 2004, innescate da una fortissima scossa di terremoto, fecero oltre 200.000 morti in Indonesia e arrivarono con la loro forza distruttrice fino in Somalia causando anche qui la morte di qualche decina di persone.
Lo spostamento delle zolle è impercettibile ma continuo (6 cm l'anno) e fa evolvere la crosta terrestre verso nuove forme geografiche e morfologiche. La vita di una persona, e anche di una civiltà, sono tuttavia troppo brevi per apprezzare questo lento modificarsi del paesaggio. Gli unici cambiamenti di cui siamo testimoni sono quelli causati dalle manifestazioni violente della natura, come i terremoti, le alluvioni e le eruzioni vulcaniche.

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